Le pizze gourmet: la pizza territoriale di Romina Cortese e Rosario Giannattasio

L’unione tra i prodotti del territorio e la collaborazione tra alta cucina e pizzeria: la proposta gourmet di Romina Cortese e Rosario Giannattasio.

Parlare di territorio in cucina porta spesso verso un ambito difficile da inquadrare e prossimo alla banalità per un termine di cui si tende ad abusare. Sfida non facile, allora quella che hanno affrontato a quattro mani Romina Cortese e Rosario Giannattasio a “casa” del secondo da Acqua e Farina a Vicenza per realizzare una vera pizza territoriale. La cuoca vicentina e il bravissimo pizzaiolo salernitano hanno saputo però interpretare la loro idea in modo brillante e per nulla scontato. Racconta Romina: “Io e Rosario abbiamo pensato di sviluppare questa farcitura rispettando al massimo il territorio.

Ecco perché abbiamo scelto i piselli di Borso del Grappa (è appena iniziato il periodo giusto) con tre consistenze. Dalla passata che va a farcire la base e poi in cottura, ottenuta frullando semplicemente i piselli sgranati dopo averli sbollentati un paio di minuti e aggiungendo acqua, sale e olio e trattata in modo che avesse la giusta densità per non rompere l’impasto, ai piselli freschi e infine i baccelli tagliati a julienne, sbollentati e caramellati in acqua e zucchero a fine cottura. Sempre fuori forno si aggiunge poi la trota salmonata del Brenta, un prodotto decisamente poco usato: è preparata anch’essa in modo semplice perché viene prima marinata cinque ore in una base di sale e zucchero a cui aggiungo solo una scorzetta di limone e poi tagliata a carpaccio.”

Ci saranno poi ancora le sue uova e infine lo stracchino di mucca di Castellan, un’azienda di Rosà tutta al femminile che si trova da cinquant’anni sul territorio e lavora in modo artigianale. Tocco finale il rosmarino, sotto forma di olio essenziale e con i suoi fiori freschi. Tutto questo sul disco goloso ottenuto dall’impasto ad altissima idratazione che sta facendo il successo di Rosario: “siamo all’85% di acqua sulla farina: ho l’abitudine di usare solo farine di tipo 1, perché danno sapori e profumi pronunciati ma soprattutto richiedono meno sale, essendo più saporite delle tipo 0. Base di biga di 24 ore un impasto finale che fa ancora fino a 36 ore. Andiamo a rinfrescare con una farina più debole, in modo da ottenere scioglievolezza e leggerezza maggiori.” 

In effetti uno dei vanti di Giannattasio è che non è inverosimile pensare di mangiarne due, delle sue pizze tanto sono leggere, soffici, con un’alveolatura aerea e un cornicione ben sviluppato. Dice lui: “ti deve restare la voglia di mangiarne ancora”. L’idea di un impasto il cui peso non supera i 250 grammi è quella di ottenere una pizza che “regga” farciture anche importanti senza renderla ridondante ed eccessiva. La cottura avviene con legna di faggio che dà un’affumicatura leggera e non coprente a temperature leggermente inferiori e tempi sopra la media rispetto a una napoletana classica: “Utilizzando una tipo 1 che trattiene già molta umidità è importante per me che la cottura non sia troppo violenta. Rimane dentro due minuti: la cottura fa il 60% del lavoro.”

Dobbiamo imparare il rispetto per il territorio e materie prime ed essere consapevoli che dar vita e far conoscere i prodotti attraverso la nostra azione è fondamentale

Il risultato? È decisamente eccellente, con un’armonia perfetta tra impasto e farcitura: una pizza gustosa, dal gusto tendenzialmente dolce ma molto ben bilanciata dalla sapidità delle uova di trota. Sia Romina sia Rosario sono concordi su un punto che è anche una prerogativa dell’associazione a cui appartengono che è CHIC- Charming Italian Chef: “Dobbiamo imparare il rispetto per territorio e materie prime ed essere consapevoli che dar vita e far conoscere i prodotti attraverso la nostra azione è fondamentale.” Così come è necessario che cuochi e pizzaioli continuino a confrontarsi e darsi stimoli reciprocamente.

Come dice Giannattasio, il quale è impegnato in un’importante attività di ricerca che implica la conoscenza di tecniche a vari livelli: “La pizza si è evoluta moltissimo, è stata valorizzata ed è cresciuta come prodotto anche al di là dell’impasto. Non è più solo montaggio di prodotti. Ora, per esempio, sto lavorando con le fermentazioni, sto sperimentando addensanti naturali come cera d’api e polline. Insomma, sto studiando le note di base per creare una melodia.” Romina Cortese: “è la prima volta che lavoro a fianco di un pizzaiolo. Questa occasione mi ha dato un sacco di stimoli e continueremo certamente a collaborare”. Con risultati decisamente interessanti, aggiungiamo noi.

Condividi su:

Altro da scoprire su pizza stories

discovery

Il Point, napoletana contemporanea

discovery

Lucca, la nuova vita di Antico Caffè delle Mura

tecnica

Parliamo ancora di digeribilità della pizza

discovery

Oltre la capitale: il mondo della pizza di Domenico Sancamillo