La birra artigianale: come cambia la selezione in pizzeria

Verso la fine degli anni 90 nasce e si sviluppa in Italia un movimento che ha per protagonista un nuovo concetto di birra: la birra artigianale. Scopriamo insieme le caratteristiche e perché è diventata una presenza costante nelle pizzerie e nei ristoranti.

 

Birra Artigianale: parola difficile in quanto riassume nel binomio una bevanda di largo consumo conosciuta in tutto il mondo con un aggettivo che ne identifica un preciso ed attento processo operativo. Una tendenza che nel giro di pochi anni assume i connotati di un autentico lifestyle, pur non essendo l’Italia un paese dalle profonde radici brassicole.

L’esponenziale aumento di offerta di birra non pastorizzata prodotta da un birrificio indipendente nel mercato, ha portato alla creazione di nuove figure di consumatori, attratti e incuriositi dalle evoluzioni che questo alimento ha conosciuto negli ultimi 20, complice l’offerta che ha saputo diversificarsi e arricchirsi di prodotti nuovi e affascinanti. 

Si definisce artigianale, la birra prodotta osservando alcuni parametri importanti: non deve essere sottoposta a microfiltrazione, non deve essere pastorizzata e deve essere prodotta da un birrificio indipendente che non supera i 200.000 ettolitri l’anno
Questo non secondo chi scrive, ma in base alla legge, che è arrivata in soccorso di questa categoria merceologica nel 2016 con l’emanazione del DDL S 1328-B, con gli articoli 35 e 36, definendo la classificazione di tale prodotto e della filiera del luppolo. Un passo importante che avviene nel pieno dell’esplosione dell’affermarsi di nuove tendenze di consumo.

Oggi, quindi, siamo di fronte a due interessanti cambiamenti significativi: da un lato il consumatore, che non si limita più ad ordinare una birra chiara, dall’altra l’esercente – di bar, ristoranti, enoteche e pizzerie -, che ha capito che l’offerta non si limita più alle quattro spine del mondo industriale universalmente riconosciute.
Sempre più spesso al menù ed alla carta dei vini si affianca la proposta delle birre, in fusto o in bottiglia ma rigorosamente artigianali ed italianissime!
Se al ristorante la presenza della birra “artigianale” rappresenta una innovazione, che affianca e sostituisce, in alcuni casi, un calice di vino, in pizzeria diventa sinonimo di ricerca. La pinta gasatissima e ghiacciata è, per coloro che han seguito il trend, sostituita da un calice di birra ben schiumata e servita alla temperatura consigliata. E, sicuramente, in abbinamento ai piatti.
Il consumatore evoluto, cerca profumi, sapori e nuove sensazioni. Ama gli abbinamenti, confronta gli stili e si prende il tempo necessario per “godere” della propria interpretazione.

Amo il gusto della birra, la sua schiuma bianca, viva, la sua profondità ramata, il mondo che sorge all’improvviso attraverso le pareti brune e umide del vetro… la spuma negli angoli.

E’ colui che sogna, memorizza, viaggia, scopre e assapora. Si interfaccia con i produttori, chiede informazioni, partecipa alle degustazioni e visita le aziende produttive per arricchire un bagaglio personale di nozioni importanti ma anche per conoscere le dinamiche della produzione e le attenzioni di cui necessitano. La visita in azienda rappresenta il livello più alto di coinvolgimento, un legame forte, non facile da recidere.

In sintesi, quella che appena qualche anno fa, veniva considerata una “bibita” a basso tenore alcolico è oggi una vera e propria icona della buona tavola e della ricercatezza.
La grande evoluzione ha caratterizzato inizialmente il canale HORECA, settore “al dettaglio” capitanato da ristoranti e pizzerie.
E’ proprio in queste ultime che il concetto di birra si è evoluto e ha delineato un nuovo profilo di consumo. Le pizzeria hanno fatto da apri fila, certo, complice anche l’exploit del mondo pizza degli ultimi 10 anni, ma la strada era ormai sbarrata, e le formule ibride tra pizzerie, pub e cocktail-bar, i bistrot, per intenderci, dove una buona selezione di birre artigianali non mancava, sono diventati vera e propria tendenza del consumo fuori casa, con menù selezionati e ricercati e prezzi moderatamente accessibili, una formula di alta cucina democratica in netta contrapposizione allo street-food più dozzinale. 

E’ sicuramente il binomio pizza e birra, però, che ha subito un’inversione di rotta considerevole: caratterizzato per decenni da un equilibrio che oggi trova nuovi spunti e nuove regole.
Oggi la pizza è il risultato di un’attenta ricerca, è identitaria, iconica, ma in maniera diversa rispetto ad un tempo, è strumento di comunicazione, è tendenza. La birra, si fa ricercata, proposta con cura. Non più il risultato della frettolosa spillatura senza schiuma, ghiacciata e senza grande gloria ma un importante abbinamento.
Allora, onore all’Italia che ha esportato la pizza in tutto il mondo e ne ha importato la tradizione brassicola che oggi, per tanti aspetti, eguaglia nel Bel Paese quella centenaria del vino. Prosit!
 

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